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Recensioni: per approfondire, studiare e capire

Umberto CATALDO il primo studente che si laurea con una Tesi di laurea sulla Decrescita Felice

LA DECRESCITA: CIO' CHE CONTA NON SI CONTA:

sulla necessità di rivedere il sistema di crescita mondiale 

Questo il titolo della tesi discussa il 24 Aprile 200, presso l'Università del Salento da Umberto CATALDO, studente del corso di laurea in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali.

Relatore il Prof. Marco MANCARELLA.

E' disponibile il PDF integrale della tesi , della quale qui di seguito proponiamo uno stralcio dell'introduzione.

Difficile approcciarsi a un tema così delicato, così profondo da entrare dentro di te e rimescolare la tua stessa esistenza, così viscerale da non permetterti di compiere nessun gesto di vita quotidiana senza una riflessione, così sconvolgente che le persone intorno a te, quelle con cui hai condiviso e condividi le giornate, si girano, ti guardano attonite e spesso si chiedono: “Ma è impazzito?”...
Non è forse importante come ci si arrivi, né tanto meno come ci sia arrivato il sottoscritto, ma è qualcosa che si insinua e ti permea corpo e cervello, ti fa chiedere perché e come si sia giunti a questo punto di non ritorno. È qualcosa che ti si incolla ed è impossibile staccartelo di dosso perché nasce dentro di te un processo vorticoso che porta a vivere diversamente il “tutto”. Non è un vivere contro, ma è vivere il giusto, vivere in armonia, è soprattutto un rincorrere i valori veri e farlo senza quell’angoscia e quella paura di non farcela che è diventata ormai l’esistenza di ciascun abitante del pianeta. Ed è per questo che l’aggettivo spesso associato al termine Decrescita, quello più caratterizzante, non è “economica” o “sostenibile” ma “felice”, una parola facile facile, quasi banale, da pronunciare, uno stato d’animo quasi irraggiungibile nell’attualità.
Il lavoro che mi propongo di svolgere è affrontare il tema quasi “blasfemo” di una catastrofe alla quale stiamo inesorabilmente andando incontro a tutta velocità; capire come si sia giunti a questo punto; chiedermi se ciò che chiamiamo “sviluppo sostenibile” sia una soluzione valida o solo un rallentare la corsa verso la fine; cercare di diffondere la cultura della Decrescita, cosa è, perché potrebbe rappresentare l’unica via d’uscita per un Pianeta allo sbando.

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La scommessa della decrescita

Serge Latouche “La scommessa della decrescita”

Crescere sempre più? Questo libro, vero e proprio manifesto teorico della Società della decrescita, ci racconta perché è necessario orientarsi verso un modello diverso, basato su altre e più sostenibili priorità.

L’oggetto di questo libro è incentrato sulla necessità di un cambiamento radicale. La scelta volontaria di una società che decresce è una scommessa che vale la pena di essere tentata per evitare contraccolpi brutali e drammatici.

Bisogna ripensare la società inventando un’altra logica sociale. Ma qui si pone la questione: come costruire una società sostenibile?

Per farlo bisogna cambiare valori e concetti, mutare le strutture, rilocalizzare l’economia e la vita, rivedere nel profondo i nostri modi di uso dei prodotti, riposndere in positivo alla sfida posta dai paesi del Sud del mondo. Infine bisogna garantire tramite misure appropriate la transizione dal nostro modello incentrato sulla crescita a una società della decrescita.

Tutti temi questi che già a vario titolo compaiono nell’agenda politica di molti paesi europei e che finalmente anche in Italia cominciano a definirsi.

Serie Bianca Feltrinelli

Pag. 215

Prezzo Euro 16,00

Indicatori di Sviluppo e Globalizzazione - di Francesco RENZO

Questo Abstract di una pubblicazione del 2003 del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Bari, può essere di aiuto a chi si avvicina per la prima volta al nostro progetto, in particolare per il paragrafo 4 che introduce alla inefficacia del PIL come indicatore di benessere e per il paragrafo 6 che presenta uno indicatore alternativo particolarmente interessante.

Il tutto in italiano, per chi ha difficoltà con l’inglese.

Per un approfondimento sull’autore …….Francesco RENZO

Buona lettura.

INDICATORI DI SVILUPPO E GLOBALIZZAZIONE (di Francesco RENZO) - Formato: application/pdf

Indice di Sviluppo Umano

Solo da pochi anni (dal 1993 per l’esattezza) le Nazioni Unite hanno cominciato ad accostare al PIL altri indicatori utili a valutare correttamente la qualità della vita nei varii stati nazionali.

 

E’ così nato l’indice di sviluppo umano che però, a mio avviso, è orientato troppo a correggere esclusivamente dei fattori che “sistanziano” il cosidetto terzo mondo dal “sistema” occidentale.

In pratica tiene conto di elementi come la salute e l’istruzione ma non altri che invece danno evidenza di vero e proprio benessere.

Quanto incide il “nervosismo” oppure la “fretta” o il grigiore dei nostri palazzoni sul malessere che diffusamente caratterizza il mondo occidentale?

A mio avviso molto, ed infatti sempre più spesso qualcuno di noi “scappa” per andare in posti meno “sviluppati” ma più “sereni”. Dove c’è vero benessere insomma.

Pur con questi limiti l’ISU (o in inglese human development index - HDI), costituisce un primo elemento utile a capire quanto sia fuorviante utilizzare il PIL come indicatore del benessere.

In questo senso suggerisco di analizzare ad esempio il confronto del valore di questo indicatore fra Italia e USA, come evidenziato in questo documento ufficiale delle Nazioni Unite nel quale si evidenzia che praticamente a parità di Indice di Sviluppo Umano l’Italia ha un PIL procapite molto più basso rispetto agli Stati Uniti, a dimostrazione di quanto sia il PIL poco indicativo del vero Benessere.

La "Decrescita Felice" - il libro simbolo di Maurizio PALLANTE

I segnali sulla necessità di rivedere il parametro della crescita su cui si fondano le società industriali continuano a moltiplicarsi: l’avvicinarsi dell’esaurimento delle fonti fossili e le guerre per averne il controllo, i mutamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacciai, l’aumento dei rifiuti, le devastazioni e l’inquinamento ambientale. Eppure gli economisti e i politici, gli industriali e i sindacalisti con l’ausilio dei mass media continuano a porre nella crescita del prodotto interno lordo il senso stesso dell’attività produttiva.

 

In un mondo finito, con risorse finite e con capacità di carico limitate, una crescita infinita è impossibile, anche se le innovazioni tecnologiche venissero indirizzate a ridurre l’impatto ambientale, il consumo di risorse e la produzione di rifiuti.

Queste misure sarebbero travolte dalla crescita della produzione e dei consumi in paesi come la Cina, l’India e il Brasile, dove vive circa la metà della popolazione mondiale. Né si può pensare che si possano mantenere le attuali disparità tra il 20 per cento dell’umanità che consuma l’80 per cento delle risorse e l’80 per cento che deve accontentarsi del 20 per cento.

Forse è arrivato il momento di smontare il mito della crescita, di definire nuovi parametri per le attività economiche e produttive, di elaborare un’altra cultura, un altro sapere e un altro saper fare,di sperimentare modi diversi di rapportarsi col mondo, con gli altri e con sé stessi.

 

Editori Riuniti

Pag. 134

Prezzo Euro 12,00

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