dalle svariate forme di intemperanza

Il Lavoro

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Ci troviamo di fronte a nuove forme di sfruttamento dei lavoratori; ma lo sfruttatore questa volta non è il datore di lavoro. Trattasi di un nuovo padrone: il consumismo. Sicuramente la cosa è molto più preoccupante, il “nemico” da combattere è più forte del precedente anche perché ci ha completamente soggiogati; si è impossessato di noi e ci ha resi suoi schiavi.
I progressi scientifici e tecnologici sono di per sé fonte di sviluppo e di progresso, poiché utili a diminuire il tempo occorrente al lavoro della produzione (aumento della produttività). Troppo spesso però vengono invece utilizzati dai lavoratori, ormai vittime degli ingranaggi dell'economia, per la ricerca sfrenata di altro lavoro da svolgere nel tempo “liberato”, quindi di nuovi guadagni (aumento della redditività).
<<Il successo professionale a qualsiasi costo occupa il centro di un nuovo scenario dove conta soltanto l’epica, e cioè il sogno di smodati successi; mentre l’etica, e cioè il dar valore umano e soprannaturale alle circostanze di ogni giorno, passa in secondo piano.>>[avier Echevarria – La Stampa 25 giugno 2005].
I lavoratori chiedono di fare lo straordinario o al termine della prima occupazione sono già impegnati in un altro lavoro. Se veniamo colpiti da stress, ipertensione, se abbiamo bisogno di medici e farmaci va molto bene: tutte queste spese fanno crescere il PIL.
Queste nuove schiavitù, da “super-lavoro”, da “carriera-lavoro”, da “doppio-lavoro”, sono tutte assetate di tempo che viene sistematicamente rubato a dimensioni altrettanto umane e necessarie per la persona. Inoltre contribuiscono a sottrarre lavoro a quanti lo cercano o a quanti sono soggetti all'eccessiva flessibilità del lavoro che rende precaria e talvolta impossibile la vita familiare e che rischia di avere pesanti ripercussioni sulla percezione unitaria della propria esistenza e sulla stabilità delle relazioni familiari.
Le persone hanno dimenticato che il tempo, dono di Dio, ci è stato concesso per essere migliori con gli altri e per gli altri. Non possiamo dimenticare di impiegarlo per le attività sociali, politiche, culturali; per fare volontariato, per praticare sport, per la cura fisica e spirituale della nostra persona.

L'Agricoltura

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Anche in questo campo l’intemperanza della produzione e dell’economia globale ha trasformato il processo naturale in quello esclusivamente quantitativo. Come se non bastasse grazie al consumismo abbiamo a nostra disposizione merci geneticamente modificate che per essere prodotte hanno bisogno di innovativi e costosi processi produttivi. Il nostro sfrenato desiderio di consumare queste merci “rare” non ci permette di riconoscere i gravi danni all’ambiente ed alla salute, conseguenti a queste produzioni. Ed i politici, anche loro golosi di queste novità ed abbagliati dalla crescita del PIL, non vedono quanta spesa pubblica occorre per riparare ai suddetti danni.
Ci vuole molto a capire che gli stessi soldi, che diamo allo Stato mediante le tasse e che servono a sostenere la spesa pubblica e che servono a riparare i danni (facendo così crescere il PIL) potrebbero essere utilizzati per far crescere il BIL mediante l’incentivazione di attività imprenditoriali, anche imprese familiari, basate sulla produzione organica e biologica?
E perché non incentivare <<una cultura rurale che renda il lavoro agricolo remunerativo e gratificante… offrire sussidi all’educazione, prestiti ad interessi zero per l’acquisto di terra e assistenza tecnica durante la riconversione della produzione chimica a quella organica.>>[Richard Heinberg – giugno 2006]?

Le Merci

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Viviamo in una società che ha perso il senso della misura e che condivide una nuova disciplina: l’intemperanza. L’eccessivo consumo delle merci, come risposta alla ricerca smodata del “piacere” a tutti i costi si è impossessato del centro della vita sociale e sta diventando, ormai, l'unico valore della società, non subordinato ad alcun altro.
Ignorando sia la dimensione etica che religiosa, l’intero sistema sociale e culturale dominante, si limita alla produzione di merci, alla quale condizione ha ridotto anche l’informazione, la cultura e la spiritualità.
<< Siamo alla ipertrofia nella produzione di oggetti. Ecco allora che il prodotto-merce diventa sempre più un sostituto di ciò che veramente vorremmo, una migliore qualità della vita… Le parole chiave che dovranno caratterizzare lo sviluppo sostenibile sul piano sociale mi sembrano, allora, essere almeno tre: qualità, lentezza, contemplazione… La contemplazione è forse la caratteristica più importante di una società sostenibile, che contrasti la tendenza all’ipertrofia. Le nostre economie hanno sviluppato con la natura e con le cose un rapporto essenzialmente appropriativo e di uso. L’economia dello sviluppo sostenibile deve riscoprire e valorizzare la dimensione contemplativa delle relazioni fra gli esseri umani e il mondo…. Soddisfatta la domanda di cibo e di abitazione, nonché dei prodotti industriali tradizionali e, più in generale, dei beni materiali che forse sono diventati persino troppo ingombranti, una parte almeno della domanda potrebbe orientarsi verso le fasce di altri bisogni: l’arte, la cultura, l’amore per la natura, il paesaggio, i monumenti, i parchi naturali, o verso una migliore qualità delle relazioni umane>>[Mercedes Presso: “Per una economia ecologica” - 1993].  In poche parole del BIL.

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