2012 01 22 Roma - Assemblea SEL

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Quello che segue è il testo dell'intervento che Nello De Padova si era preparato a fare all'Assemblea Nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà il 22 gennaio 2012.

Intervento che non è stato possibile realizzare per motivi di tempo.

Gentilissimi tutti, vi ringrazio per lo spazio che mi e' offerto.

Premetto che, pur essendo un socio fondatore e componente del comitato scientifico di MdF, preferisco considerare quanto sto' per dire come un intervento personale che scaturisce dalle riflessioni conseguenti gli approfondimenti che da una mezza dozzina di anni conduco nel movimento.

Sono felice che il presidente Vendola abbia iniziato il suo discorso evidenziando che oggi la cultura dominante e' centrata sull'economia e che questo e' un errore.

Purtroppo rilevo pero' che subito dopo ha confermato che il perseguimento della crescita (pur "sostenibile") deve essere comunque centrale nel nostro agire quotidiano.
Allo stesso modo rilevo che durante la maggior parte dei successivi interventi, (con una sola pregevolissima eccezione che potrebbe rendere addirittura inutile questo mio intervento) quando si sono usati i termini "risorse", "ricchezza", "lavoro", "occupazione", "poverta'" lo si e' fatto in riferimento prevalentemente alle loro declinazioni monetarie e finanziarie, da utilizzare ed orientare per fare i nuovi e corretti investimenti e le nuove e corrette produzioni finalizzate alla crescita.

Ebbene io vorrei sollecitare l'attenzione sul fatto che questo modo di esprimerci ci lega mani e piedi all'idea che il futuro auspicato e' quello in cui l'uscita dalla crisi avviene solo ed ancora aumentando la dimensione della torta, aumentando il PIL. Anche in un mondo (quello occidentale) in cui pur con mille distorsioni comunque il livello di benessere, inteso come soddisfacimento dei bisogni fondamentali (casa, cibo, salute, sicurezza) sia migliorato enormemente rispetto al recente passato. E che continua a voler soddisfare i mille desideri costruiti dalla pubblicita' anche a scapito del benessere proprio e di quanti questo sistema sfrutta nei paesi poveri (a me piace dire impoveriti) come a casa nostra.

Del resto anche il volantino distribuito all'ingresso accanto ad una analisi ed una proposta su cosa fare per ridurre il debito pubblico e migliorare l'equita', espone come finalita' di tali iniziative sia la crescita e lo sviluppo economico.

E se invece non si trattasse di uscire dalla crisi? Se si trattasse di pensare non più alla crescita ed al progresso ma alla evoluzione? Al riequilibrio fra le potenzialita' di una tecnologia orientata al soddisfacimento delle esigenze del mondo economico e le esigenze delle persone che hanno bisogno di avere di più tempo per vivere la propria comunita' di appartenenza e non di più soldi da spendere.

La necessita' di sintesi potrebbe rendere criptico questo mio intervento o addirittura critico nei confronti di quanto ho potuto ascoltare fin qui in questa stupenda giornata.
Non e' cosi'. La mia intenzione e' solo quella di stimolare una riflessione più ampia e che non dia per scontati degli stereotipi che sembrano esistere da sempre ma che invece erano del tutto ignoti alla societa' civile solo 100 o anche 50 anni fa.

Per provare a chiarire la mia idea voglio solo ricordare cosa dice una mia cara amica biologa per spiegare l'armonia dell'evoluzione della natura: l'ape ed i fiori usano le tecnologie in proprio possesso rispettivamente per raccogliere ed utilizzare il polline le prime e per produrre il polline i secondi. Attraverso l'interscambio fra i sottosistemi si tiene e si migliora sempre (evolve) l'intero sistema.
Se grazie ad salto tecnologico le api divenissero improvvisamnete capaci di decuplicare la propria capacita' di raccogliere ed utilizzare il polline ed utilizzassero tale salto per decuplicare il proprio consumo di polline invece che per ridurre il tempo dedicato a tale consumo in pochissimo tempo l'ecosistema -squilibrato- collasserebbe: i fiori, saccheggiati del polline perirebbero e subito dopo si estinguerebbero anche le api.

Oggi noi siamo in questa situazione: la crescita economica, oltre un certo livello, deprime la sfera sociale ed ambientale. Inevitabilmente. Ed allora la strada per la sostenibilita', in questo momento storico e nel mondo occidentale non passa per l'equilibrio fra la dimensione sociale, quella ambientale e quella economica ma solo fra le prime due rispetto alle quali la dimensione economica deve essere in una posizione di servizio. Fino a dire che non abbiamo un problema di sviluppo sostenibile ma di sostenibilita' dello sviluppo.

E sono sicuro che nei prossimi mesi si possa aprire con SEL (come anche con le altre forze politiche italiane e non solo) uno spazio di riflessione e costruzione di un modello veramente nuovo per le future generazioni non ossessionato dalla crescita come motore per garantire più lavoro e più reddito, ma proteso verso una minore esigenza di reddito e quindi di tempo da dedicare a procurarsi quel reddito. Tempo quindi liberato da utilizzare per attivita' non retribuite a servizio di se stessi, della propria famiglia e della comunita'. Per essere cittadini attivi e fare politica dal basso. Quella politica che fa paura ai poteri forti. Ma soprattutto tempo per creare relazioni e ricchezza non economico-mercantile; relazioni e ricchezza capaci di ridurre ancor di più la necessita' di reddito, lasciando tra l'altro quel reddito e quel tempo di lavoro a chi non ne ha. In un circolo virtuoso che riporti in equilibrio la nostra evoluzione, per troppo tempo drogata dalla chimera della crescita economica senza limiti.

Grazie per l'attenzione.

Ovviamente l'auspicio è che il messaggio possa comunque giungere (cosa nella quale la campagna dePILiamoci è impegnata) al Presidente Vendola e, soprattutto, che il messaggio venga tenuto in considerazione.

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