20120517 Casamassima - Complesso Monacelle - LearningCoffee2012

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Secondo evento del ciclo organizzato dalla Rete delle comunità che Apprendono, in preparazione della 3° Conferenza internazionale sulla decrescita, dal provocatorio, ma tremendamente attuale, titolo:
 Staremo meglio quando staremo peggio? Il benessere senza risorse economiche.
Il tema di questo incontro è: UNA CITTA' CHE RIPARA INVECE CHE BUTTARE
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Gremita la sala del complesso Moncelle di Casamassima per il secondo dei 10 incontri realizzati dall'associazione Learning Cities in preparazione della III° Conferenza Internazionale sulla Decrescita, ed in particolare del Workshop dal titolo Lavorare Meno, Guadagnare Meno, Essere più Ricchi, promosso per il 21 Settembre 2012 da Nello De Padova.

A Casamassima si discute di rifiuti, in una realtà di 20'000 abitanti che stenta a cogliere l'opportunità della raccolta differenziata come primo passo culturale verso il "rifiuto dei rifiuti" e cioè verso l'acquisizione della consapevolezza che l'unico modo per risolvere il problema dei rifiuti è quello di evitare di produrli.
Per questo all'incontro l'associazione Learning Cities ha invitato Roberto Romagno, sindaco del Comune di Rutigliano che nel giro di 6 mesi da essere un fanalino di coda è diventato un faro a cui guardano tutti i comuni confinanti per gli eccezionali risultati raggiunti nella raccolta differenziata
.
Per l'Amministrazione di Casamassima, che ha voluto la realizzazione di questo evento nel suo territorio, sono presenti l'assessore al ramo Giuseppe GENGO e la responsabile del servizi sociali Margherita DIANA, che ha avviato un interessante iniziativa di raccolta "porta a porta" nel centro storico cittadino dando lavoro ad alcuni cittadini in condizione di disagio.

Come di consueto nella metodologia adottata dall'associazione Learning Cities il compito di inquadrare il dibattito non è affidato agli esperti ma ad alcuni video: che vengono poi commentati dagli esperti e dai primi interventi del pubblico.

Quindi ai partecipanti viene chiesto di riflettere su un primo quesito: "Fino a pochi anni fa la capacità di costruire e/o aggiustare qualcosa da sé era valorizzata. Oggi un genitore, generalmente, ritiene di non essere apprezzato dai propri figli se propone di costruire un aquilone assieme a lui o di aiutarlo a riverniciare la bicicletta invece che comprarne una nuova. Perchè accade tutto ciò?".
Segue poi la distribuzione e compilazione di un questionario in cui si chiede cosa dovrebbe fare ogni famiglia per ridurre la propria produzione di rifiuti atteso che essa oggi mediamente il doppio dei rifiuti rispetto a 30 anni fa.
Ecco le risposte:
  • Stimolare i cittadini a non buttare prodotti ancora funzionanti/usabili e metterli a disposizione di chi ne avesse bisogno (25)
  • Disincentivare l'acquisto di prodotti usa e getta (7)
  • Supportare le imprese artigiane (sarti, falegnami, elettricisti, ecc...) affinchè i cittadini possano riparare i prodotti danneggiati dall'uso (10)
  • Sviluppare la cultura del riuso con corsi ed iniziative che insegnino ai cittadini a dare nuova vita alle cose che non servono più per il loro uso originario (15)

A questo punto i partecipanti, divisi in 4 gruppi, sono chiamati a confrontarsi sulle posizioni assunte rispetto al primo quesito ed a quattro questioni collegate con le strategie proposte nel questionario.

Ecco i risultati dei lavori di gruppo:

Quali differenze strutturali ci sono nei seguenti approcci al riuso?
1) Non buttare, dona…: Prima di buttare qualcosa chiediti se potrebbe ancora essere utile per qualcuno.
2) Non comprare, chiedi…: Prima di comprare qualcosa chiediti se potrebbe esserci qualcuno che può donartela/prestartela.


1. Il gruppo è concorde nell’affermare la possibilità di riaffermare la possibilità di recuperare sia per se stessi (ad es. pezzi di ricambio elettrodomestici, ecc) sia per gli altri in particolar modo bisognosi anche attraverso i mezzi a disposizione (chiesa, cassonetti per indumenti, ecc)
2. il gruppo è concorde circa la possibilità di richiedere “qualcosa di cui si ha bisogno”, (specie se costosa da utilizzare per breve tempo) a una persona che riservi fiducia e comprensione per evitare sprechi i danaro o manutenzione dell’oggetto, in conformità col periodo che stiamo attraversando.


Individuare:
 A) Tre casi in cui il ricorso a prodotti usa e getta è indispensabile e spiegare il perchè.
 B) Tre casi in cui il ricorso a prodotti usa e getta potrebbe essere evitato e spiegare come.


Il gruppo individua come prodotti usa e getta indispensabili tutti e soli quelli che per essere riusati avrebbero bisogno di trattamenti onerosi e di non certa efficacia quali quelli necessari in ambito sanitario (Bavagline, coprilettini usa e getta utilizzati negli studi medici; Pannolini/oni assorbenti igienici perché garantiscono l’igiene e la cura della persona; Siringhe ospedaliere ecc...). Ritiene per contro che in molti casi la "vantata" comodità/praticità dell'usa e getta vada a discapito del "buon gusto" e dell'estetica, come nel caso dei piatti e contenitori di plastica per alimenti perché in certi casi tolgono sapore al cibo ed il piacere di mangiare, oltre che per essere in certi casi poco igienici e, soprattutto facilmente sostituibili con prodotti "durevoli".

Individuare:
  1. A) una situazione in cui riparare un oggetto è vietato dalla legge;
  2. B) una in cui è più costoso e complicato che sostituirlo con uno nuovo;
  3. C) una in cui è socialmente poco accettato.
A. tutto ciò che potrebbe mettere a repentaglio l’incolumità pubblica (caldaie, tubi gas e bombole, ascensore, quadro elettrico, alcune parti dell’automobile)
B. materiale elettronico
C. abbigliamento rammendato

Cosa si potrebbe fare per evitare che si concretizzino queste situazioni?
A. manutenzione annuale, conoscenza leggi, informazione, uso non intensivo, corretto e diretto al non spreco
B. privilegiare la qualità, gestire i falsi bisogni, creare dei punti pubblici per servizi collettivi
C. avere cura , rammendarlo, piccoli corsi di cucito


Indicare in che modo (possibilmente senza oneri economici) i seguenti soggetti possono contribuire alla diffusione della cultura del riuso:
  •  Scuola
  •  Professionisti
  •  Genitori
  •  Amministrazione Comunale
  •  Aziende Produttrici
  •  Aziende Commerciali
Il primo step è quello di adottare un atteggiamento di cittadinanza attiva.
Nella scuola l’educazione al riuso dovrebbe diventare una costante: quindi dovrebbero essere istituiti dei laboratori didattici in materia di riuso con relative produzioni (mostre, ecc).
Nel privato e quindi nelle aziende sarebbe utile creare un vettore che si occupa del riuso. Una azienda può riutilizzare il materiale per l’imballaggio, vecchi mobili, ed evitare di gettare i prodotti mal riusciti
Si può entrare in sinergia con altri enti che possono acquistarlo a metà prezzo. Nel settore commerciale, per esempio un bar può educare lo stesso cliente al riuso evitando l’uso della plastica.
I genitori poi dovrebbero insegnare ai loro figli a dare valore alle cose. Possono passare i vestiti da un fratello all’altro, costruire giocattoli con i nonni e ripararli insieme.
Fiducia fra cittadino e amministrazione
Migliori standard di vita per comprendere quali standard vuole la comunità locale
Mediare, decidere, verificare risultati che ha fatto
 


A conclusione dell'incontro la parola passa a Nello De Padova che, dopo aver ringraziato cittadini, amministratori ed esperti per l'impegno profuso, non si esime dal "bacchettare" la poca propensione dei presenti ad uscire dai canoni tradizionali, quelli cioè che - per dirla con Einstein - portano a cercare le soluzioni dei problemi con la stessa mentalità e gli stessi strumenti che quei problemi hanno generato. Sono passati solo 50 anni da quando l'uso della plastica è diventato economicamente conveniente e nessuno ricorda più come si faceva quando la plastica non esisteva. Responsabilità questa del sistema produttivo che cerca sempre soluzioni per farci ritenere necessarie se non indispensabili soluzioni che prevedano l'uso dei suoi prodotti, anche -e forse soprattutto- quando questi nascono già con lo scopo di diventare il più presto possibile rifiuti.

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I Learning Coffee sono incontri-dibattito “interattivi”, nei quali i partecipanti non sono solo spettatori di esperienze raccontate da esperti, con i quali si interagisce, ma diventano attori di un'esperienza “emotiva” collettiva capace di insinuare un dubbio che porterà la persona ad apprendere, condividere e crescere.

All’inizio dell’incontro il partecipante, accolto da un welcome coffee, riceve un modulo individuale nel quali gli vengono proposte delle tematiche o delle domande che li devono "mettere in crisi" circa il proprio ruolo e le proprie responsabilità sul tema proposto. Dopo questa fase di riflessione individuale, c'è un breve momento di condivisione e convergenza sulle problematiche che verranno affrontate e il saluto istituzionale dell’ente ospitante.

Un video tratto da servizi giornalistici, un filmato di Youtube messo in rete da associazioni vicine alle ideologie di Learning Cities, o un gioco di gruppo vengono utilizzati per aprire la mente, guardare le cose con un’ottica diversa, imparare, riflettere, farsi una propria opinione e avere voglia di condividerla. Tanto che dopo questa esperienza vengono poste delle domande alle quali i partecipanti rispondono apertamente, cercando di capire come l’esperienza “emotiva” vissuta poco prima (con il video o con il gioco) può aver inciso sulle loro persone e sulle loro opinioni. Poi è il turno della testimonianza dell'esperto (presente o in collegamento audio/video) e dei lavori di gruppo, nei quali mettersi ancora una volta in gioco.

La giornata si chiude con un confronto in seduta plenaria tra i gruppi di lavoro e gli esperti, per condividere dubbi, problemi, idee e soluzioni, così da lasciarsi il più possibile propositivi e positivi circa la tematica affrontata e il modo di viverla a partire da quella sera stessa.

 

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