20120524 Putignano - iMake (ex Macello Comunale) - LearningCoffee2012

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Terzo evento del ciclo organizzato dalla Rete delle comunità che Apprendono, in preparazione della 3° Conferenza internazionale sulla decrescita, dal provocatorio, ma tremendamente attuale, titolo:
 Staremo meglio quando staremo peggio? Il benessere senza risorse economiche.
Il tema di questo incontro è: UNA CITTA' PIU' PULITA CHE SPENDE MENO PER LA RACCOLTA DEI RIFIUTI
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Scarsa la partecipazione al terzo appuntamento con i Learning Coffee promossi dall'Associazione Learning Cities in collaborazione con Nello De Padova, in vista della III Conferenza internazionale sulla decrescita, nell'ambito della quale lo stesso Nello De Padova ha proposto la realizzazione di un Workshop dal titolo "Lavorare meno, guadagnare meno, essere più ricchi". Infatti, nonostante il largo anticipo con cui fosse stato programmato, l'evento si  sovrappone con almeno altri 2 importanti eventi cittadini.

Cio non di meno i circa 20 partecipanti all'incontro si dimostrano attenti ed interessati oltre che disponibili a mettersi in gioco, anche grazie alla cordialità con cui si stabilisce il confronto con l'esperto coinvolto dall'associazione learning cities per l'occasione: Pierino CHIRULLI, da oltre 30 anni nel campo della gestione dei rifiuti con uno spirito ed una vocazione alla loro riduzione alla fonte.





Ai presenti viene proposta una prima riflessione: "Quanto incidono a tuo avviso i comportamenti dei cittadini sulla corretta gestione dei rifiuti urbani? Cosa pensi che possando / debbano fare i singoli per contrastare i problemi che i rifiuti pongono nei nostri territori e far si che anche la tua città diventi VIRTUOSA da questo punto di vista?".
La ridotta presenza di partecipanti consente di avviare subito un dibattido dal quale emergono spunti interessanti per il proseguio della serata. Ecco qui una sintesi degli interventi:
  • Il comportamento del cittadino è forviato dall'abitudine che si è consolidata nel temp, legata all'evoluzione degli anni 70-80-90. Mentre i giovani contemporanei sono in qualche modo aperti alle variazioni in campo energeticoe quindi alle nuove abitudini che si consolideranno nel prossimo futuro. Costringere a livello nazionale il mercato ad individuare specificatamente il percorso che il prodotto e lo scatolo o l'imballaggio devono subire al momento dello smaltimento
  • L'incidenza dei comportamenti popolari è estremamente alta. Purtroppo medio è vittima di una sempre più estesa forma di ignoranza che difficilmente si arresterà nei prossimi anni. L'unico modo che il cittadino può utilizzare al fine di migliorare la condizione attuale di gestione dei rifiuti è il migliorare il rapporto di fiducia con le istituzioni poichè una persona ha bisogno di un riscontro oggettivo del conseguo delle proprie azioni. Es. differenzio - dove finisce la mia roba? sono stati di parola, è stato differenziato tutto.
  • Il comportamento dei cittadini è molto importante . L'educazione /formazione ambientale nelle scuole. Portare l'umido e gli avanzi alimentari nelle campagne
  • Penso sia indispensabile la presenza e la partecipazione dei cittadini. Aumentare i cassonetti di raccolta differenziata e incentivare la raccolta porta a porta.
  • 1) Indubbiamente i comportamenti dei singoli cittadini sono importanti per la gestione dei rifiuti, conoscere bene le modalità disposte dalle autorità è fondamentale per consentire ai cittadini di incidere in maniera positiva nello smaltimento dei rifiuti. quindi informazioni, agevolazioni, risparmio, riciclaggio, ecc, sono estremamente importanti. 2) Riciclaggio, vigilanza, essere da esempio, dialogare su una corretta gestione dei rifiuti con i vicini, iniziare a risparmiare e a differenziare in famiglia facendone argomento di conversazione con tutti i componenti della famiglia. Le scole quindi i dirigenti, gli insegnanti, i bidelli, devono porre particolare attenzione a questo problema, serei dire quotidianamente. Una buona direttiva produce buoni risultati
  • I corretti comportamenti sono fondamentali. E' inportante per questo una educazione, famiglia-scuola-amministrazione, specifica per questi temi, teoria e pratica. L'uso riutilizzo di quello che sarebbe un rifiuto, allungare il ciclo di vita del futuro rifiuto
  • I comportamenti dei cittadini sono un fattore importante ma non determinante. La soluzione del problema sta soprattutto nelle scelte degli amministratori che con le loro scelte determinano i cambi delle abitudini dei cittadini che diventano virtuosi e seguono le scelte imposte dai suddetti amministratori
  • a) Il comportamento dei cittadini è fondamentale ma l'amministrazione e la cattiva gestione possono vanificare i buoni comportamenti dei soli cittadini. B) Sforzarsi nel dividere tutti i rifiuti e consumare meno, scegliere bene i prodotti da acquistare anche in funzione dell'ambiente.
  • 1) Molto determinanti se il sistema di raccolta è ben organizzato e funzionalee tenga conto della tipologia dell'utenza. 2) la prsa di coscienza del problema dovrebbe rendere meno fastidiosa la messa in atto delle abitudini corrette di acquisto (prodotti a nullo o ridotto imballaggio), differenziare, recuperare, riciclare, etc. Informazione e formazione: sulla corretta differenzazione per quanto attiene ai materiali; modalità organizzativa; sui vantaggi sociali e ambientali
  • Sono importanti. Che i cittadini devono essere informati delle conseguenze dei rifiuti prodotti i danni ambientali e spreco delle risorse
  • I singoli considerati nella loro dimensione sociale come la famiglia, la scuola, l'associazionismo, sono e devono essere portatori di uno spirito civico orientato alla sostenibilità ambientale e alla visione del rifiuto come una risorsa e non come un costo, o meglio non solo come un costo. occorre il supporto delle amministrazioni ad ogni livello politico (statale, regionale,comunale) per aiutare, in una ottica di sussidiarietà il cittadino a differenziare , ma anche ad acquistare meno imballaggi. In questo senso sono auspicabili interventi più pervasivi di raccolta porta a porta. Sul lato socio-culturale è molto importante attuare misure di formazione ed educazione al rispetto per l'ambiente, non sole nelle scuole ma anche nelle aziende e negli spazi pubblici, questo affinchè si sviluppi un pensiero che non guardi al rifiuto e relativo smaltimento solo come un costo attuale ma come un risparmio di costi sociali a medio e lungo termine ( soprattutto sul versante della salute umana e dalla salubrità ambientale). a monte una buona pratica potrebbe essere quella di consumare prodotti locali e sfusi e di auto produrre ciò che spesso è acquistato nella grande distribuzione che produce imballaggi inutili.
  • Produrre meno rifiuti. Considderare il rifiuto una risorsa che nel momento in cui viene trasformato genera valore etico ambientale e sociale. Adottare nuovi metodi di comportamento. Informazione e sensibilizzazione sulle tematiche ambientali.

Quindi ai presenti viene chiesto di scegliere quale fra alcuni comportamenti proposti ritengano siano meno gravoso e/o più utile a migliorare la gestione dei rifiuti
Ecco il risultato del sondaggio:
  • Separare la frazione umida e gestire una compostiera domestica (o anche condominiale) (6)
  • Comprare prodotti sfusi (frutta, legumi, latte, detersivi, spezie, chiodi, batterie, ecc...) (2)
  • Restituire ai venditori un qualsiasi prodotto e/o i suoi imballi quando non mi servono più (televisori, mobili, barattoli, bottiglie, fuscelli per la ricotta, ecc...) (2)
  • Produrre in casa conserve, biscotti, tortine e merende, minestrone, panzerottini ed altri impanati, ecc... per evitare di comprare (con essi) i relativi rifiuti (barattoli e bottiglie, bustine e vassoi, ecc...) (1)

Suddivisi i partecipanti in 2 gruppi viene quindi proposto loro di contribuire con proposte costruttive attorno ad altrettante questioni:


Chi sono i detrattori REALI della commercializzazione dei prodotti sfusi? Quali interessi vengono toccati? Cosa si può fare per attenuare le conseguenze negative su questi soggetti?

Il gruppo è compatto nel ritenere che le maggiori resistenze derivino dai produttori di merci che temono che la commercializzazione dei prodotti sfusi sia meno influenzabile dalle tecniche di marketing dominanti che basano sul confezionamento una buona parte della forsa persuasiva degli acquirenti.
Propongono quindi che si realizzino campagne informative, formative e di sensibilizzazione presso i cittadini ma anche presso i commercianti per innescare un circuito virtuoso che sviluppi la diffusione dei prodotti sfusi.








Cosa impedisce di estendere ad altri prodotti ciò che già avviene per i RAEE (e da tempo immemore per la rottamazione delle automobili)? Quali soluzioni possono adottare i cittadini per estendere questa pratica ad altri prodotti?

Il gruppo ritiene che, visti i buoni risultati ottenuti dal processo di normazione della gestione dei rifiuti RAEE, la stessa strada dovrebbe essere adottata per altre categorie di prodotti, a partire dal costringere la filiera di produzione/distribuzione a farsi carico del recupero degli imballi (il ritorno cioè al vecchio "vuoto a rendere"), apparentemente non economicamente conveniente perchè non si considera il completo ciclo produttivo e/o perchè non si stimolano processi produttivi e di gestione "pensati" in questa direzione.






La chiusura dell'incontro è affidata a Pierino CHIRULLI che consente ai presenti di comprendere come la causa che ha portato alla degenerazione della produzione dei rifiuti vada cercata nel fatto che per lungo tempo (ed in alcuni territori ancora oggi) il conferimento in discarica sia stato poco oneroso poichè le discariche non erano tenute ad operare garantendo gli elevati livelli di sicurezza che solo più recentemente la norma prevede. Paradossalmente probabilmente solo l'aumento del costo del servizio di smaltimento riesce a convincere l'intera "filiera", a partire dai singoli cittadini, a comportamenti più virtuosi, specie se ciò accade in un periodo in cui anche piccoli aumenti del costo del servizio che ricade sui cittadini esercita su essi un aumento del livello di attenzione e di ricerca delle cause, come la riuscita di eventi come quello realizzato in questa occasione dimostra.




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I Learning Coffee sono incontri-dibattito “interattivi”, nei quali i partecipanti non sono solo spettatori di esperienze raccontate da esperti, con i quali si interagisce, ma diventano attori di un'esperienza “emotiva” collettiva capace di insinuare un dubbio che porterà la persona ad apprendere, condividere e crescere.

All’inizio dell’incontro il partecipante, accolto da un welcome coffee, riceve un modulo individuale nel quali gli vengono proposte delle tematiche o delle domande che li devono "mettere in crisi" circa il proprio ruolo e le proprie responsabilità sul tema proposto. Dopo questa fase di riflessione individuale, c'è un breve momento di condivisione e convergenza sulle problematiche che verranno affrontate e il saluto istituzionale dell’ente ospitante.

Un video tratto da servizi giornalistici, un filmato di Youtube messo in rete da associazioni vicine alle ideologie di Learning Cities, o un gioco di gruppo vengono utilizzati per aprire la mente, guardare le cose con un’ottica diversa, imparare, riflettere, farsi una propria opinione e avere voglia di condividerla. Tanto che dopo questa esperienza vengono poste delle domande alle quali i partecipanti rispondono apertamente, cercando di capire come l’esperienza “emotiva” vissuta poco prima (con il video o con il gioco) può aver inciso sulle loro persone e sulle loro opinioni. Poi è il turno della testimonianza dell'esperto (presente o in collegamento audio/video) e dei lavori di gruppo, nei quali mettersi ancora una volta in gioco.

La giornata si chiude con un confronto in seduta plenaria tra i gruppi di lavoro e gli esperti, per condividere dubbi, problemi, idee e soluzioni, così da lasciarsi il più possibile propositivi e positivi circa la tematica affrontata e il modo di viverla a partire da quella sera stessa.

 

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