20120608 Turi - Chiostro dei Francescani - LearningCoffee2012

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Quinto evento del ciclo organizzato dalla Rete delle comunità che Apprendono, in preparazione della 3° Conferenza internazionale sulla decrescita, dal provocatorio, ma tremendamente attuale, titolo:
 
Staremo meglio quando staremo peggio? Il benessere senza risorse economiche.
Il tema di questo incontro è: UNA CITTA' CHE RIPARA INVECE CHE BUTTARE
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L'appuntamento di Turi del ciclo dei Learning Coffee 2012 si ricollega a quello realizzato alcune settimane prima a Casamassima, poichè fra le due cittadine esiste un forte legame sulla materia dei rifiuti, grazie al progetto codiviso in materia di raccolta porta a porta.

E' naturale quindi che in questa occasione l'articolazione dell'incontro sia analoga. E, come c'era da aspettarsi, analoghi sono anche i risultati.

La proiezione del La storia delle Cose, documentario "storico" sul tema dell'assurdità della logica consumistica, realizzato nel 2007 dalla fondazione TheStoryOfStuff.ORG e tradotto per la prima volta in italiano proprio dalla campagna dePILiamoci già nel 2008, apre uno scenario del tutto sconosciuto ai presenti che si dimostrano subito interessati ad approfondire il tema.



E quindi ai partecipanti viene chiesto di riflettere su un primo quesito: "Fino a pochi anni fa la capacità di costruire e/o aggiustare qualcosa da sé era valorizzata. Oggi un genitore, generalmente, ritiene di non essere apprezzato dai propri figli se propone di costruire un aquilone assieme a lui o di aiutarlo a riverniciare la bicicletta invece che comprarne una nuova. Perchè accade tutto ciò?". 
Segue poi la distribuzione e compilazione di un questionario in cui si chiede cosa dovrebbe fare ogni famiglia per ridurre la propria produzione di rifiuti atteso che essa oggi mediamente il doppio dei rifiuti rispetto a 30 anni fa.
Ecco le risposte:
  • Stimolare i cittadini a non buttare prodotti ancora funzionanti/usabili e metterli a disposizione di chi ne avesse bisogno (3)
  • Disincentivare l'acquisto di prodotti usa e getta (3)
  • Supportare le imprese artigiane (sarti, falegnami, elettricisti, ecc...) affinchè i cittadini possano riparare i prodotti danneggiati dall'uso (4)
  • Sviluppare la cultura del riuso con corsi ed iniziative che insegnino ai cittadini a dare nuova vita alle cose che non servono più per il loro uso originario (3)
  •  

Si passa quindi ai lavori di gruppo.
Al primo gruppo si propone il seguente tema:
Quali differenze strutturali ci sono i seguenti approcci al riuso?

Non buttare, dona…Prima di buttare qualcosa chiediti se potrebbe ancora essere utile per qualcuno.

Non comprare, chiedi…Prima di comprare qualcosa chiediti se potrebbe esserci qualcuno che può donartela/prestartela.

Il gruppo condivide l'idea che passare dalla cultura del donare a chi ne ha bisogno a quella del chiedere a chi ne ha fin troppo è una rivoluzione nel nostro modo di pensare che sconvolge i nostri parametri di riferimento. Ma è altresì persuaso che questo sia un passaggio indispensabile per superare l'idea del consumismo a tutti i costi.










Il secondo gruppo è chiamato ad:
Individuare 3 casi in cui il ricorso a prodotti usa e getta è indispensabile e spiegare il perchè.

Individuare 3 casi in cui il ricorso a prodotti usa e getta potrebbe essere evitato e spiegare come


In merito il gruppo condivide l'idea che l'usa e getta abbia superato ogni livello di ragionevolezza, specie con l'abitudine di utilizzare stoviglie non riusabili in ambito domestico.

Per contro ritiene che in ambito sanitario questo modo di comportarsi sia garanzia di igiene e che quindi il ricorso all'usa e getta sia irrinunciabile ed anzi, possibilmente, da incrementare.











Il compito del terzo gruppo è quello di Individuare almeno una situazione in cui riparare un oggetto è vietato dalla legge, una in cui è più costoso e complicato che sostituirlo con uno nuovo, una in cui è socialmente poco accettato. Cosa si potrebbe fare per evitare che si concretizzino queste situazioni?


Con un certo stupore il gruppo ammette di non aver mai riflettuto sul fatto che la riparazione domestica delle autovetture e degli elettrodomestici sia proibita dalla legge e sul fatto che anche prodotti di un certo valore economico (computer, televisori, scarpe) non siano più riparabili poichè tale attività sarebbe troppo costosa rispetto alla sostituzione a causa delle caratteristiche costruttive intrinseche di tali oggetti.

Scontato invece il riscontrare che solo per motivi sociali spesso si sostituiscono oggetti ancora fruibili come modelli obsoleti di autovetture o vestiti.

Per contrastare questo modo di comportarsi la strategia suggerita è quella di realizzare azioni "dal basso" che sollecitino tutti a riscoprire il valore affettivo degli oggetti oltre quello economico, affinchè questo possa rendere accettabile anche una "perdita" sul fronte economico.








Al quarto gruppo infine è affidato il compito di Indicare in che modo (possibilmente senza oneri economici) i seguenti soggetti possono contribuire alla diffusione della cultura del riuso:
Scuola - Professionisti - Genitori - Amministrazione Comunale - Aziende Produttrici - Aziende Commerciali
Sul fronte della scuola il gruppo evidenza che l'eliminazione di materie pratiche e di attività manuali ha molto inciso sulla deriva attuale e che tale situazione si potrebbe modificare attraverso il supporto dei professionisti che potrebbero diventare "esperti" che nelle scuole supportino a sperimentare le vecchie tecniche artigiane. Compito dei genitori è quello di dare l'esempio e delle Amministrazioni di sensibilizzare e fare informazione e comunicazione (Pubblicità Progresso).
Alle Aziende produttrici si chiede di rivedere i processi produttivi affinchè i prodotti siano riparabili o per lo meno facilmente disassemblabili per poter essere più facilmente differenziati. A quelle commerciali di ridurre gli imballaggi, anche facendo pressione verso il sistema di produzione.



Grande la soddisfazione di Nello De Padova per i risultati raggiunti da questi gruppi, al punto che la serata si conclude senza una vera e propria esposizione di sintesi successiva alla presentazioni dei risultati dei gruppi che vengono condivisi da tutti i presenti.
Scarica la sintesi dei risultati dell'evento

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I Learning Coffee sono incontri-dibattito “interattivi”, nei quali i partecipanti non sono solo spettatori di esperienze raccontate da esperti, con i quali si interagisce, ma diventano attori di un'esperienza “emotiva” collettiva capace di insinuare un dubbio che porterà la persona ad apprendere, condividere e crescere.

All’inizio dell’incontro il partecipante, accolto da un welcome coffee, riceve un modulo individuale nel quali gli vengono proposte delle tematiche o delle domande che li devono "mettere in crisi" circa il proprio ruolo e le proprie responsabilità sul tema proposto. Dopo questa fase di riflessione individuale, c'è un breve momento di condivisione e convergenza sulle problematiche che verranno affrontate e il saluto istituzionale dell’ente ospitante.

Un video tratto da servizi giornalistici, un filmato di Youtube messo in rete da associazioni vicine alle ideologie di Learning Cities, o un gioco di gruppo vengono utilizzati per aprire la mente, guardare le cose con un’ottica diversa, imparare, riflettere, farsi una propria opinione e avere voglia di condividerla. Tanto che dopo questa esperienza vengono poste delle domande alle quali i partecipanti rispondono apertamente, cercando di capire come l’esperienza “emotiva” vissuta poco prima (con il video o con il gioco) può aver inciso sulle loro persone e sulle loro opinioni. Poi è il turno della testimonianza dell'esperto (presente o in collegamento audio/video) e dei lavori di gruppo, nei quali mettersi ancora una volta in gioco.

La giornata si chiude con un confronto in seduta plenaria tra i gruppi di lavoro e gli esperti, per condividere dubbi, problemi, idee e soluzioni, così da lasciarsi il più possibile propositivi e positivi circa la tematica affrontata e il modo di viverla a partire da quella sera stessa.

 

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