Un interessante confronto

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A seguito della pubblicazione di un post dal titolo "L'Italia e la morte dell'Euro" sul blog IRRADIAZIONI, si è avviato un interessante dibattito fra gli autori del sito e Nello De Padova.

Lo riportiamo qui di seguito.

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    Carissimo,

    la tua analisi e’ lucidissima, come al solito.

    Purtroppo pero’ anche la proposta e’ la solita: “—–Occorre un New Deal, occorre una politica keynesiana. occorrono enormi investimenti in opere pubbliche strutturali. Occorre fermare la TAV in Val di Susa e raddoppiare i binari a sud di Ancona. Occorre spendere soldi pubblici per rilanciare una economia di innovazione, occorre tirare fuori il petrolio dalla Basilicata, occorre coordinare e rilanciare la risorsa turistica, mettere in moto la macchina culturale…..”

    Mi chiedo: una manovra dichiarata in questa direzione sarebbe credibile? In Italia il New Deal si e’ realizzato nel dopo guerra solo perche’ eravamo “colonizzati” esattamente come lo torneremmo ad essere se l’asse Parigi-Berlino portasse a termine il piano che tu stesso descrivi.

    Ma soprattutto mi chiedo: Perche’ tutto cio’? “Per rilanciare la crescita” e’ la solita scontata risposta; tanto scontata da restare sottintesa. E allora rilancio: Perche’ serve rilanciare la crescita? “Perche’ il PIL deve essere più grande del debito pubblico se no i mercati non lo comprano” e’ l’altra risposta che e’ sempre scontata. Ed allora abbassiamo il debito pubblico dico io e la risposta e’ ” si puo’ farlo solo tagliando le spese” (e/o gli investimenti, quelli stessi che tu proponi di aumentare).
    E qui puo’ inserirsi una nuova coraggiosa (incredibile ammetto, ma anche tutte le altre lo sono) proposta: RIDUCIAMO IL BISOGNO DI DEBITO PUBBLICO!

    Come? Demercificando alcuni servizi che oggi fanno parte del wellfare:

    Faccio solo un esempio.
    Si potrebbe ridurre il bisogno di asili sostituendoli con quelli autogestiti nei condomini, consentendo a 3 genitori ogni 10 bambini di non lavorare un giorno alla settimana per badare ai loro figli.
    A 10 bambini in eta’ di asilo corrispondono 15 o più genitori. A gruppi di 3 si copre l’intera settimana dal lunedì al venerdì.

    Mi si dira’ “Ogni genitore ci perderebbe il 20% del reddito”, ma stare a casa assieme a due condomini -anche se impegnati tutti a badare a 10 bambini- genera numerosi vantaggi sociali che riducono il bisogno di reddito: fa scoprire che i vicini non sono poi cosi’ cattivi come appaiono nelle riunioni condominiali (unico momento in cui li si incontra). Fa scoprire che si potrebbe andare a lavorare in due con una sola macchina, o fare la spesa con un GAS migliorando la qualita’ e riducendo i costi. Fa scoprire che uno ha un carrozzino che non gli serve e che puo’ darlo ad un altro invece che buttarlo via. Fa scoprire che qualcuno ha ancora qualche passione che puo’ condividere con gli altri: chi fa la pasta in casa, chi le conserve, chi sa aggiustare un rubinetto, ecc… E scambiandosi questi favori si fa a meno di altri servizi mercificati!

    Mi si dira’ “ma cosi’ distruggi i posti di lavoro degli artigiani”. Rispondo: Premesso che spesso sono -purtroppo- lavori in nero o doppi lavori, ogni 5 di questi genitori si creerebbe un nuovo posto di lavoro (almeno per il periodo in cui i bambini sono in eta’ di asilo)!

    Mi si dira’ “l’asilo serve per l’intergazione fra fasce sociali e, vuoi mettere la professionalita’ delle educatrici con il fai da te dei genitori?”
    Premesso che questa e’ una ipotesi su cui ragionare e da attivare dove ce ne sia la voglia e l’interesse da parte dei genitori, e non la soluzione finale per l’abolizione degli asili, mi pare che non sempre i genitori siano degli imbranati e che l’integrazione sociale si dovrebbe recuperare innanzitutto nei condomini!

    Mi si dira’ “ma cosi’ distruggi i posti di lavoro delle educatrici”. Rispondo “tanto se fai i tagli non li distruggi lo stesso, peraltro senza creare alternative?”

    Mi si dira’ “ma le imprese se fanno lavorare tutti all’80% sono meno competitive e quando sono piccole non riescono a riorganizzarsi”. Ancora una volta l’idea non e’ necessariamente generalizzata, e poi e’ dimostrato che i lavoratori part time solitamente hanno una produttivita’ maggiore. E comunque, alla lunga, il vantaggio ci sarebbe anche per le imprese, poiche’ una riduzione del debito pubblico (e non del rapporto fra questo ed il PIL) cioe’, come dicevo all’inizio, una riduzione del BISOGNO di debito pubblico, produrrebbe
    (alla lunga lo ripeto) una riduzione della tassazione. Ed un debito pubblico cosi’ fatto sarebbe sicuramente appetibile ai mercati

    Quello che ho proposto e’ solo di un esempio: mille altri se ne potrebbero fare se si accettasse l’idea che lo scopo della politica e’ la crescita del Benessere Interno Lordo e non del Prodotto Interno Lordo!

    Si chiama Decrescita Felice, e’ sta’ gia’ accadendo a livello locale: bisogna solo avere voglia di provare a considerarla come una possibile soluzione alternativa a livello istituzionale.

    Nello De Padova

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      Mettiamo da parte l’esempio dell’asilo nido per un attimo. Vediamo invece il problema. Noi siamo immersi da 30 lunghi anni in un dominio senza contrasti dell’ipotesi neo-liberista. Il prodotto di questa ideologia economica è di fatto una vera e propria biopolitica e bioeconomia. Tu dici che lo scopo della politica è la crescita del benessere interno lordo. Potremmo discuterne se la politica oggi avesse realmente il controllo dell’economia. Non ci sono più scelte politiche, non ci sono più entità statali con il pieno controllo delle scelte economiche. In piena era neo-liberista sono i mercati che governano la politica. In una fase di crisi acuta e rapidissima o la politica si riappropria della capacità di governo sull’economia o qualsiasi ricetta è destinata a fallire. L’asilo nido condominiale, la decrescita felice sono concetti per certi versi interessanti, ma partono dall’assunto che la politica governi l’economia. Non è più così.

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    Sono perfettamente d’accordo con te. La politica non governa più l’economia (mercantile). Ma solo perchè la politica è convinta che l’economia (mercantile) sia la soluzione di tutti i mali e che se va bene quella va bene tutto.

    Ed è indubbio che, a livello globale, l’unica soluzione per far andare bene l’economia è che questa governi il mondo. Del resto perchè l’economia vuole che l’Italia diventi una colonia della Francia e della Germania? Solo perchè in questo modo l’economia globale cresce.

    Poi sarà la volta in cui anche Francia e Germania (e nel frattempo anche ovviamente gli USA) saranno colonie: della Cina e del Brasile (e forse dell’India) ed allora finalmente non ci sarà più nessuno da colonizzare e questo assurdo sistema si fermerà. A meno che nel frattempo non venga una bella catastrofe nucleare o una carestia immensa che ributti giù tutto e faccia si che ci possa essere nuovamente qualcuno da colonizzare.

    L’unico modo per fermare questa follia è quello di cominciare a credere che l’economia (mercantile) debba smetterla di crescere! E vedi che anche tu, con il tuo bel post non fai altro che proporre ricette per la crescita: solo che le tue sono meno efficaci di quelle messe oggi in campo da Francia e Germania (e domani da Cina e Brasile).

    Ed allora ti chiedo di non mettere da parte il mio esempio e di provare a dirmi perchè non ritieni che sia valido. Perchè se fosse valido e si riuscisse a convincere i politici che questa è la strada allora non accetterebbero più di essere governati dall’economia e la politica tornerebbe a governare il mondo.

    Nello De Padova

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      No, non credo che si possa dire che la politica non governa l’economia perché è convinta che se l’economia va bene, allora va bene tutto. Sono convinto, al contrario, che abbia definitivamente vinto la sua partita il neoliberismo e che l’economia sia di fatto passata definitivamente a governare la politica. Forse in modo irreversibile. Rispetto alla teoria della “decrescita felice” nella quale si inquadra la tua critica ho molti dubbi. Il primo è che mi pare che i sostenitori della decrescita trascurino totalmente il fatto che sia necessario distinguere tra la crescita utile e la crescita che aumenta solo il profitto delle imprese. In secondo luogo mi pare fondamentalmente sbagliato pensare che la produzione di merci sia il motore della società capitalista. Il motore è subordinare la produzione allo sfruttamento e alla accumulazione. In terzo luogo mi pare che nella teoria della decrescita scompaia totalmente il concetto di classe e quindi le diverse ripercussioni che il sistema produce a seconda delle classi socio-economiche che le subiscono. In quarto luogo per il male non sta nella produttività e nella produzione, per me il problema sta nella distribuzione ineguale delle risorse. Io non sono contro la crescita, sono contro il controllo attuale della crescita da parte di pochi a scapito di molti. Per questo mi interessa il problema ridistributivo e il problema della soluzione delle diseguaglianze che ne deriva. In altri termini la mia analisi dei problemi economici è di matrice neo-marxista e, per quanto abbia il massimo rispetto di ogni teoria alternativa, mi pare che nella teoria della decrescita vi siano troppi postulati in netto contrasto con la teoria marxiana del capitale.

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        Rilevo che non hai ancora risposto con elementi economici (micro, o macro) alla mia proposta sugli asili nido (che se non avesse delle controindicazioni potrei allargare, come ti dicevo con mille altri esempi).

        Non è una critica polemica la mia. Il fatto è solo se la mia proposta ha delle controindicazioni strutturali posso accettare di accantonarla, Fino ad ora nessuno però mi ha trovato motivi forti che dicano che non va.

        Per questo ci tengo a che si resti sul livello dell’esempio dell’asilo senza fare discorsi troppo generici.

        Cionondimento vorrei fare delle considerazioni anche sul tema generale della “decrescita felice”, per semmai riparlarne (se ti va) qualche altra volta.
        Rispetto al tuo replay mi chiedo innanzitutto se non è troppo fideistico dire che la decrescita non non va bene “solo” perchè ha “…. troppi postulati in netto contrasto con la teoria marxiana del capitale.”

        Quanto alla politica, dire che abbia vinto “…il neoliberismo e che l’economia sia di fatto passata definitivamente a governare la politica.” significa esattamente quello che dicevo io. Tutti, te compreso, sono convinti che l’economia è ciò che deve governare il mondo per il semplice motivo che è l’economia che genera la crescita e tu stesso dici di non essere “……contro la crescita …..”. Insomma si tratterebbe solo di crescere “bene” invece che crescere “male”.

        Tu dici “……mi pare che i sostenitori della decrescita trascurino totalmente il fatto che sia necessario distinguere tra la crescita utile e la crescita che aumenta solo il profitto delle imprese.”
        E’ vero, infatti la decrescita non fa questa distinzione ma fa distinzione fra produzione che genera BENE COMUNE e produzione che non ne genera.

        Per questo nello statuto fondativo il Movimento si è dato la seguente finalità:

        RIDURRE fenomeni quali (a titolo semplificativo e non esaustivo):
        a) lo sfruttamento delle risorse naturali
        b) l’utilizzo di energia
        c) la produzione di merci
        d) la mercificazione dei beni
        e) la produzione dei rifiuti
        f) la specializzazione e la frammentazione del lavoro ed in genere delle attività umane
        g) il tempo dedicato al lavoro retribuito
        h) il ruolo dei soggetti economici nella vita e nelle decisioni delle comunità
        i) la separazione della cultura del come (“tecnico-scientifica”) da quella del perchè (“umanistica”)‏
        j) la mercificazione delle idee e dei saperi
        k) l’impatto ambientale dell’agire umano
        INCREMENTARE fenomeni quali (a titolo semplificativo e non esaustivo):
        A) l’autoproduzione e lo scambio non commerciale di beni e servizi
        B) il ruolo sussidiario della produzione e dello scambio mercantile, quale strumento di soddisfacimento dei bisogni dell’uomo, rispetto ad altre forme di organizzazione della vita delle comunità
        C) la produzione ed il consumo di alimenti biologici
        D) le filiere di produzione corte e gli acquisti collettivi
        E) la libera circolazione delle idee e dei saperi
        F) l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili
        G) la tutela delle diversità (biologiche, culturali, ecc…)‏
        H) l’uso di tecnologie e sistemi produttivi che ottimizzano il consumo delle risorse naturali ed energetiche
        I) l’allungamento della vita utile delle merci
        J) le tecniche artigianali
        K) la finanza etica e l’economia no-profit
        L) la responsabilizzazione dei soggetti economici rispetto alla produzione di esternalità negative
        M) l’imprenditorialità attenta alla crescita umana di coloro che lavorano nell’impresa, e dei fruitori dei prodotti che l’impresa produce
        N) l’accesso al lavoro, alla vita sociale, alla fruizione di strumenti o servizi da parte di coloro che oggi il mercato esclude;
        O) la partecipazione, la convivialità, la fiducia reciproca dell’agire umano nelle comunità di appartenenza
        P) la solidarietà tra i popoli e tra le persone per la costruzione di rapporti basati sul rispetto della persona
        Q) la trasmissione dei saperi e il confronto fra le generazioni
        R) il ruolo della famiglia come nucleo fondamentale della comunità e luogo naturale di apprendimento dei valori non utilitaristici cui la stessa etimologia del termine (comunità = “cum munus” – “con dono”) fa riferimento

        Noterai che la “preoccupazione principale” della Decrescita Felice è quella di “allargare la visuale” e non dare per scontato che il meglio venga dall’aumento della produzione economica (mercantile), riportando questa a servizio della vita dell’uomo e non viceversa.

        Ma come dicevo, di questo non vorrei parlare ora.
        Ora vorrei parlare dell’esempio dell’asilo. Cominciando a comprendere se:
        1) contribuisce a migliorare la redistribvuzione della ricchezza o no.
        2) tiene conto delle differenze di classe o no.
        3) è compatibile con il pensiero neo-marxista o no
        4) ecc…..

        Grazie per l’attenzione. Nello

 

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