Approfondimenti

La mappa del BIL affronta temi spesso assai complessi e quasi sempre assai controversi.

Questo, come ogni altro elemento della mappa merita di essere conosciuto ed approfondito attraverso lo studio l'analisi ed il commento delle posizioni assunte in merito da studiosi, opinion leader, politici, ecc....

Quì una raccolta di tali fonti di approfondimento alla quale contribuiscono tutti i volontari che stanno sviluppando questo portale e la Mappa in particolare. E' una attività di ricerca cui tutti possono partecipare.

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Ma la Carta Igienica è un prodotto sostenibile?

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L'Amico Antonello MASTANTUONI aveva scritto, già nel febbraio del 2006, un bell'articolo sull'argomento.

Lo riportiamo qui di seguito.

Carta igienica

Shanghai è l'unica città della Cina in cui la carta igienica è usata diffusamente: i suoi 18 milioni di abitanti ne consumano ogni anno una quantità la cui produzione richiede l'utilizzo di 300 mila tonnellate di legno. Se l'utilizzo della carta igienica si diffondesse in tutta la Cina (1,3 miliardi di abitanti), servirebbero ogni anno 21 milioni di tonnellate di legno. (da Internazionale n.628)

Se tutta la popolazione mondiale (6 mld di abitanti) si convertisse all'uso della carta igienica servirebbero ~ 100 000 000 di tonnellate di legno equivalenti più o meno a 135 000 000 di m³.

La produzione mondiale di legno nel 1996 è stata di 376 000 000 m³ (fonte: Greenpeace). Se dunque, su questo pianeta, tutti facessimo uso di carta igienica consumeremmo per fabbricarla più di 1/3 della attuale produzione globale di legno.
In realtà a farlo siamo "solo" circa 1 miliardo di persone e quindi consumiamo allo scopo 1/18 della produzione di legno.

Ogni anno per produrre legno viene diboscata una superficie del pianeta grande all'incirca la metà dell'Italia.
Solo per pulirci il culo disboschiamo una superficie grande come l'Umbria.

(si è assunto che il consumo degli abitanti di Shanghai corrisponda al consumo medio tipico e che la carta igienica sia sempre prodotta da cellulosa vergine). [Antonello Mastantuoni, 19 Febbraio 2006]

Chissà se la situazione è migliorata dal 2006 ad oggi. Temiamo di no!

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Pubblicato un articolo di Nello DE PADOVA in materia di Autoproduzione Alimentare

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Sul numero 1 della rivista Magazine Tecnology edita dall'associazione PiGrecoTecnology è stato pubblicato un articolo di Nello DE PADOVA

Si tratta del secondo contributo ad una giovane rivista sull'innovazione tecnologica che evidentemente non vuole accettare l'idea che l'unica innovazione sia quella a servizio del sistema mercantile.

Potete vedere l'articolo impaginato nella rivista QUI

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Decrescita Felice ed autoproduzione alimentare

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ALIMENTAZIONE E DECRESCITA FELICE
(una riflessione di Nello DE PADOVA)
L’atto del nutrirsi è, per ogni organismo vivente, un istinto innato.
Già le specie animali più evolute sanno discernere tra i vari cibi a loro disposizione e ne prediligono, finchè disponibili, alcuni al posto di altri. La loro scelta è tipicamente dettata dal valore nutrizionale del cibo in relazione alle condizioni ambientali, climatiche ed allo stato di salute degli stessi.
Anche l’uomo, ovviamente, nei millenni del proprio percorso evolutivo ha selezionato i propri cibi diversificandone l’uso e, da un certo momento in poi, non accontentandosi più della forma in cui erano disponibili in natura. Questo processo di “preparazione” che non si identifica esclusivamente con la cottura ma che parte con la selezione produttiva per passare da varii stadi di trasformazione è giunta ad un livello di raffinatezza elevatissimo a cura delle figure tradizionalmente preposte a tali attività in ogni cultura: le donne.
Il genere femminile infatti, non solo nell’uomo ma nella stragrande maggioranza delle specie animali, è tradizionalmente preposto a tale attività, anche se nella civiltà occidentale questo ruolo vede oramai da molto tempo la presenza di figure maschili.
Il fatto che la preparazione del cibo sia stata tradizionalmente una attività femminile ha comportato che la stessa sia stata svolta prevalentemente all’interno dell’ambito familiare. Si tratta quindi di una attività produttiva afferente ai così detti “lavori di cura” (o più volgarmente “domestici”) cioè a quella attività di economia domestica in cui il lavoro non produce reddito ma benessere, a differenza dell’economia mercantile il cui fine è quello di garantire al lavoratore un reddito con cui acquisire merci non producibili nell’ambito dell’economia domestica.

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Spugne di Luffa. Autoprodotte e perfettamente biodegradabili

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Se qualcuno ne avesse voglia, con le istruzioni contenute in questo articolo pubblicato dal sito di Promiseland, è possibile AUTOprodursi le spugne per uso domestico coltivando la LUFFA. In merito potrete approfondire il tema anche quì.

 

Se qualcuno ci prova, si ricordi poi di venirci a raccontare come è andata.

 

Nello

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