Approfondimenti

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Riflessioni sull'agenda Monti

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Sul numero in edicola il 12 gennaio 2013 dell'edizione casamassimese de del settimanale LA VOCE DEL PAESE, è pubblicata un'intervista di Francesca dell'Aia a Nello De Padova sull'agenda proposta dal Presidente Monti per il suo mandato di governo se dovesse proseguire il suo mandato dopo le elezioni del 24 e 25 febbraio 2013.

Qui di seguito il testo dell'intervista.



Le interviste (im)possibili

“La crescita rischia di mandarci in recessione”

Casamassimese d’adozione, Nello De Padova, in possesso di un master in Project management, a distanza di qualche settimana è tornato a fotografare la realtà che ci circonda, focalizzando la sua attenzione, questa volta, sulla situazione politica ed economica italiana ed in particolare sul tema della crescita e sulla ridondanza che tale termine assume nei programmi dei politici del Bel Paese, in particolare di Monti.


  1. Perché considera esagerato il numero di occorrenze del termine ‘crescita’ nel programma politico di Monti?

Perché questo continuo ricorso fa sì che il suo sia un programma più economico che politico. Di positivo c’è che Monti non si presenta alle elezioni vendendo la solita aria fritta poiché si fa promotore di un programma preciso e circostanziato. Di contro, però, interpreta la condizione dell’Italia in chiave prettamente economica, ponendosi quale unico obiettivo di governo il risollevare l’Italia dalla crisi economica.   


  1. Crede non dovrebbe essere così?               

Negli anni Cinquanta uno dei principali obiettivi che si poneva il governo era abbattere l’analfabetismo e la crescita rappresentava il mezzo economico per raggiungere quello scopo. Il programma Monti non fa riferimento a questo genere di cose perché oggi, fortunatamente, l’analfabetismo è una piaga superata. Oggi esiste un grande analfabetismo culturale. Ci sono mezzi che ci permetterebbero di vivere bene senza un grande dispendio economico. Ma un programma politico che non ha la fissa della crescita economica dovrebbe mettere in agenda ben altri argomenti come la felicità, il benessere, la prosperità, termine, quest’ultimo, inteso non necessariamente in termini economici. Altri popoli, forse più civili del nostro, hanno introdotto questi concetti nella loro costituzione. Invece il meccanismo in cui siamo piombati è questo e pervade tutto il nostro sistema. Monti è a tutti gli effetti un tecnico e in quanto tale afferma palesemente che il suo obiettivo è la crescita. Il punto è che tale scopo non deve essere necessariamente condiviso da tutti. È un po’ come chiedersi: “Perché fare due lavori per permettermi di pagare le rate di un nuovo televisore se poi non potrò godere di quanto acquistato perché non ne avrò il tempo?”. Tra l’altro lo stesso tecnico che perora la crescita in realtà rischia di rimandarci in recessione.      


  1. In che modo?

La riduzione degli sprechi citata nell’agenda Monti viene intesa come taglio alla spesa. Ma se le amministrazioni pubbliche non spendono acquistando merci e servizi (eventualmente non necessari o sovrapagati) il PIL si riduce. Nel migliore dei casi, non tagliando ma riorientando la spesa pubblica, si generano diverse opportunità di utilizzo del Pil. Ma il sistema non è automatico, va costruito. Di primo acchito la riduzione degli sprechi si traduce in una riduzione del Pil e in recessione. È il classico cane che si morde la coda.


  1. Nella situazione in cui ci troviamo come crede si evolveranno le politiche del lavoro?

Monti ad un certo punto del programma ammette che la crescita sarà comunque irrisoria. La conseguenza della crescita irrisoria sommata ad una produttività sempre maggiore non può che portare ad una riduzione della quantità di lavoro necessaria e quindi ad un aumento della disoccupazione se il lavoro necessario non si ridistribuisce. Eppure Monti di tutto ciò non fa menzione. Dice che bisogna creare nuovi posti di lavoro in attività innovative e competitive (e quindi a maggiore produttività) ma in presenza di bassa crescita Te lui stesso, ripeto, ammette che non ci sono le condizioni affinche' la crescita sia elevata) tutto ciò si traduce necessariamente (a parità di ore lavorate procapite) in una maggiore disoccupazione. È dimostrato che negli ultimi anni la capacità di produzione aumenta del 10% ogni anno. Solo che poi si pone puntualmente l’esigenza di lasciare a casa qualcuno. Fin quando la crescita sarà minore dell’aumento della produttività, aumenterà la disoccupazione. Questo è un passaggio cruciale che dimostra i paradossi insiti nel nostro sistema, politico ma soprattutto economico. La soluzione da venti anni a questa parte e' stata quella di "drogare" la spesa aumentando il debito pubblico. Oramai pero'  anche questa strategia non e' più sostenibile. Non regge. Ed in effetti Monti dichiara di voler ridurre il debito pubblico, ma cio', ripeto, con questo sistema, porta alla recessione.


La strada e' quella di avere come obbiettivo l'azzeramento del debito pubblico (non la mera riduzione) ed una "economia dello stato stazionario". Ma questa e' un'altra storia, che semmai discuteremo un'altra volta.




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Un esempio di Comunità che lavora per il Bene Comune

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 Morbegno é un piccolo paese della Valtellina, nel quale é stato avviato un percorso teso a orientare i comportamenti e gli stili di vita nella direzione della SOSTENIBILITA'.

Lo slogan scelto per il progetto "Se vuoi andare veloce vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme agli altri. Noi dobbiamo andare veloci, insieme" chiarisce da solo il senso dell'iniziativa.


QUI la presentazione dell'iniziativa

QUI il pieghevole da stampare per diffondere l'idea

QUI un esempi di attività culturale realizzata per sensibilizzare le imprese

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In Cina cresce il BIL (oltre che il PIL)

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Alcuni articoli da www.greenreport.it mi hanno fatto maturare la seguente riflessione:

"LA CINA SARA' PURE UN PAESE NON DEMOCRATICO. Ma se continua di questo passo si vivrà meglio lì che da noi."

 

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Considerazioni sul V-day (di Paolo Barnard dpbarnard@libero.it)

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Considerazioni sul V-day
di Paolo Barnard (tratto da www.disinformazione.it)

Cari amici,
sono Paolo Barnard, giornalista ex inviato di Report e scrittore (Perché ci Odiano ecc.), impegnato da molti anni nei temi che ci stanno a cuore. Queste righe sono un appello molto più che accorato, sono piuttosto un grido per ostacolare la rovinosa deriva nella quale la Società Civile Organizzata italiana* è franata, e di cui il terribile V-day di Beppe Grillo è solo l’espressione più visibile.

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