Approfondimenti

La mappa del BIL affronta temi spesso assai complessi e quasi sempre assai controversi.

Questo, come ogni altro elemento della mappa merita di essere conosciuto ed approfondito attraverso lo studio l'analisi ed il commento delle posizioni assunte in merito da studiosi, opinion leader, politici, ecc....

Quì una raccolta di tali fonti di approfondimento alla quale contribuiscono tutti i volontari che stanno sviluppando questo portale e la Mappa in particolare. E' una attività di ricerca cui tutti possono partecipare.

SmileSe vuoi contribuire allo sviluppo di questo elemento della mappa registrati.

CoolSe invece vuoi solo lasciare un tuo commento scrivi all'editor che trovi indicato nella pagina contatti

La creatività secondo Rodari

Valutazione attuale:  / 0
“La funzione creatrice dell'immaginazione appartiene all'uomo comune, allo scienziato, al tecnico; è essenziale alle scoperte scientifiche come alla nascita dell'opera d'arte; è addirittura cond...izione necessaria alla vita quotidiana... [...]
[…] Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del pro...fitto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione. [...]
Creatività è sinonimo di “Pensiero divergente”, cioè capacità di rompere continuamente gli schemi dell'esperienza. È “creativa” una mente sempre al lavoro, sempre a far domande, a scoprire problemi dove gli altri trovano risposte soddisfacenti, a suo agio nelle situazioni fluide nelle quali gli altri fiutano solo pericoli, capace di giudizi autonomi e indipendenti (anche dal padre, dal professore e dalla società), che rifiuta il codificato, che rimanipola oggetti e concetti senza lasciarsi inibire dai conformismi. Tutte queste qualità si manifestano nel processo creativo. E questo processo – udite! Udite! - ha un carattere giocoso: sempre”. (Gianni Rodari, Grammatica della fantasia, Ed. Einaudi, p. 171)
RINGRAZIAMO L'AMICA ANTONELLA che su FaceBook ci ha donato questa pillola di saggezza


Leggi tutto...

Pubblicato un articolo di Nello DE PADOVA in materia di Innovazione Tecnologica e Crisi Economica

Valutazione attuale:  / 0
Sul numero 0 della rivista Magazine Tecnology edita dall'associazione PiGrecoTecnology è stato pubblicato un articolo di Nello DE PADOVA

Si tratta di un significativo segnale: una rivista sull'innovazione tecnologica che ancora prima di nascere da spazio ad una riflessione ed apre un confronto con il punto di vista della Decrescita Felice. Il mondo, forse, sta veramente cambiando!

Di seguito il testo dell'articolo, che potete vedere impaginato nella rivista QUI

Innovazione Tecnologica e Crisi del Sistema Economico Mondiale: il punto di vista delle Decrescita Felice

In questo lungo periodo di crisi del sistema economico mondiale molti guardano con attenzione alla tecnologia come mezzo per risolvere i gravi problemi che attanagliano stati, cittadini, aziende e più in generale il pianeta stesso.

 

Come già avvenuto in passato si auspica che i problemi che sono stati creati dall'uomo siano risolvibili dall'uomo grazie al suo ingegno ed alla sua capacità di innovare.

 

A differenza delle crisi (non solo economiche) del passato, in questo caso la fiducia nella tecnologia pare vacillare a causa di alcuni recenti casi in cui invece è stata proprio la tecnologia la causa apparente di tali problemi.

 

Ci si riferisce ad esempio, in tema energetico, al fatto che pur avendo la tecnologia consentito di approvvigionarci di nuove fonti di energia fossile (riuscendo ad estrarre petrolio in modo economicamente conveniente anche la dove solo pochi anni fa si riteneva ciò fosse impossibile) a basso costo, ciò ha comportato uno smisurato aumento dei consumi la dove forse un atteggiamento più orientato al risparmio si sarebbe dimostrato nel tempo più saggio perchè avrebbe ridotto l'impatto ambientale degli effetti dell'uso di tali fonti: inquinamento atmosferico (e non solo) ed aumento delle temperature (con conseguente modifica degli assetti e dei fenomeni climatici a livello planetario).

Ma lo stesso potrebbe dirsi per l'altra fonte da sempre considerata ed auspicata come la soluzione definitiva: il nucleare. In questo caso la fiducia nell'innovazione tecnologica ha deluso (ad oggi) sia sul fronte della produzione pulita dell'energia che su quello della gestione delle scorie prodotte negli ultimi 50 anni.

 

Passando ad un altro fronte, quello della tecnologia ICT, forti sono le accuse di essere generatrici di rifiuti e sprechi a causa della rapida obsolescenza. Così come c'è chi sostiene che proprio le ICT abbiano contribuito agli squilibri socio-economici attuali perchè hanno rapidamente ridotto distanze e consentito delocalizzazione e modifiche strutturali degli assetti produttivi.

 

A questo punto viene da chiedersi se si possa dare all'innovazione tecnologica una responsabilità nell'attuale stato di disagio diffuso che serpeggia in particolare nelle comunità più progredite e “benestanti” tanto da far auspicare ad un ritorno al passato nel tipico atteggiamento di chi dice che “si stava meglio quando si stava peggio”.

 

Ebbene per tutta questa situazione i fautori della Decrescita Felice (www.decrescitafelice.it) propongono una lettura che, lungi dal demonizzare l'innovazione tecnologica, evidenzia come l'errore commesso sia stato quello di orientare questa innovazione non tanto (e soprattutto non direttamente) al raggiungimento di obiettivi di miglioramento della qualità della vita dell'uomo, quanto al raggiungimento di obiettivi di crescita economica (dalla quale sarebbe dovuto derivare direttamente il miglioramento del benessere degli individui).

 

Ebbene recenti studi hanno dimostrato che la crescita economica (tradotta universalmente nel concetto di crescita del PIL) dopo un certo livello non porta a maggiore benessere ma anzi porta ad una diminuzione della sensazione di bnessere. Ciò perchè il benessere dell'uomo e delle comunità non dipende -oltre certi livelli- quasi per nulla dall'aumentata capacità di spesa economica ma da un insieme di fattori relazionali e spicologici che con la ricchezza economica hanno ben poco a che fare (per approfondimenti vedasi il sito www.dePILiamoci.it oppure www.benessereinternolordo.net).

 

Ciò significa che per migliorare le condizioni di vita nei paesi più sviluppati lo sforzo di ricerca in innovazione (anche non solo tencologica) dovrebbe essere probabilmente condotto più nella direzione dell'accrescimento del benessere dell'uomo che della crescita economica.

 

Ciò significa ad esempio che piuttosto che continuare a studiare tecnologie che, sfruttando l'energia, consentano di condizionare artificialmente gli ambienti, si dovrebbero potenziare quelle che consentono alle abitazioni di essere idrotermicamente confortevoli senza utilizzo di energia: le cosidette case passive.

 

Analogamente piuttosto che incentivare la ricerca nella riduzione dei materiali impiegati per la produzione di oggetti dalla vita sempre più breve nell'imperversante logica dell'usa e getta, si dovrebbe spingere per oggetti progettati per durare a lungo e, soprattutto, per essere riparabili a basso costo.

 

Nel settore degli alimenti piuttosto che incentivare consumi (e sprechi) di enormi quantità di prodotti (attualmente negli USA oltre il 50% degli alimenti che entrano in una casa ne escono attraverso la pattumiera invece che.....sottoforma di feci!!!) che sono facilmente acquistabili perchè a basso costo, si dovrebbe puntare su prodotti di elevata qualità (biologici?) che, anche se più costosi, inciderebbero meno sul bilancio familiare solo per il fatto di essere integralmente utilizzati.

 

Ed ancora nel settore dei trasporti: l'innovazione tecnologica ha dimostrato enormi potenzialità per l'utilizzo ottimale di mezzi collettivi (treni, autobus, ma anche car sharing e car pooling) a fronte di quelli personali (autovetture private, motocicli, ecc...) ma il massimo degli investimenti continua ad essere orientato all'ottimizzazione dell'uso dell'automobile!

 

Perchè avviene tutto ciò? Perchè l'innovazione tecnologica è, come la gran parte delle cose nella nostra organizzazione sociale, orientata (o forse sarebbe meglio dire piegata) ai bisogni (o forse si dovrebbe dire desideri) del sistema economico mercantile e non ai veri bisogni dell'uomo.

 

Rileggendo dopo quest'ultima frase le precedenti 4 ci si rende conto infatti facilmente che le soluzioni proposte comporterebbero un miglioramento del benessere delle persone e delle comunità a scapito del PIL. Ma questo è a tutt'oggi, per definizione, un fatto da scongiurare.

 

Eppure i fatti più recenti dimostrano quanto fenomeni che riducono il PIL siano benefici per la nostra società: basti pensare alle esperienze di condivisione dei saperi che ha portato non solo alla nascita ed evoluzione del Sistema Operativo Linux ma alla generazione si prodotti e servizi in ambito informatico in tempi ridottissimi rispetto a quelli che si sarebbero resi necessari se gli sviluppi avessero avuto luogo in ambiti mercantili. Un esempio? Wikipedia! Il suo concorrente “commerciale” più prossimo “Encarta” (attualmente ritirato dal mercato) pur essendo nato nel 1993, nel 2009 ultimo anno di produzione aveva circa 60'000 voci nella versione inglese ed una mezza dozzina di edizioni in altre lingue con un numero di voci di gran lunga inferiore. Wikipedia (nata nel 2001) superava ben prima del 2009 il milione di voci nella versione inglese che rimanevano oltre le 500'000 per una dozzina di edizioni (fra cui l'italiano con 660'000 voci). Ovviamente il PIL “risparmiato” è notevole ma il vantaggio (non solo degli utenti ma anche -in termini di soddisfazione personale- da parte di chi ha scritto e continua a scrivere e donare all'umanità quelle voci) è almeno altrettanto notevole. Si pensi solo al fatto che esiste una edizione in Latino con oltre 10'000 voci: sarebbe stato mai pensabile un prodotto commerciale con queste caratteristiche?

 

Inoltre è facile comprendere come simili “risparmi di PIL” riducano la necessità per le persone di produrre reddito necessario per comprare ciò che può essere fruito perchè messo a disposizione da altri, con conseguente riduzione della necessità di tempo da dedicare alla produzione di tale reddito e quindi, in un circolo virtuoso, maggiore disponibilità di tempo da mettere liberamente a disposizione di progetti ed iniziative finalizzate ad ulteriori “risparmi di PIL”.

 

Con tutto ciò ovviamente non si vuole dire che tutto dovrebbe essere gratuito e disponibile a tutti, ma solo che, sicuramente, l'aver consentito al “fare economico” di prendere il sopravvento -fino al punto che l'economia mercantile (e la sua incessante crescita) è diventata il fine e non il mezzo per il benessere dell'uomo-, non è stata un'idea particolarmente geniale e che sarebbe opportuno invertire rapidamente la rotta. Questo è quello che stanno cercando di suggerire soci e simpatizzanti del Movimento per la Decrescita Felice a politici, economisti, imprenditori ma anche a studenti, studiosi e semplici cittadini, con notevoli successi di ascolto se è vero come è vero che le Liste “Comuni a Cinque Stelle” che si stanno presentando in varie competizioni amministrative basano i propri valori esattamente sulle riflessioni proposte da questa nuova (nasce in Francia meno di 60 anni fa) idea di vita e comunità umana.



 

 

Leggi tutto...

Cosa è veramente l'innovazione?

Valutazione attuale:  / 0
La domanda non è semplice, lo sappiamo, e la risposta non può essere completa.

Certamente esiste però la possibilità di dire cosa l'innovazione non è ed a cosa l'innovazione deve mirare.

E' quello che fanno alla Fondazione Giannino BASSETTI

Dopo aver visitato il sito non dimenticate di lasciare un vostro commento qui sotto, perchè sia di aiuto a chi, dopo di voi, visiterà questa pagina.

Grazie, lo staff DEPILIAMOCI.IT

Leggi tutto...

BISOGNO DI SOLDI? di Sergio DIANA

Valutazione attuale:  / 0

L'amico Sergio Diana ha recentemente pubblicato sul sul Blog un articolo che quì riproponiamo perchè ci pare assai sintomatico di come i finanziamenti alle imprese ed in genere alla crescita economica (cioè del PIL) non diano in effetti alcuna garanzia di crescita del BIL.

 

Buona Lettura.

 

BISOGNO DI SOLDI?

Niente paura, mamma Europa continua ad impinguare le nostre casse, nonostante la Sardegna sia uscita dal mitico "obiettivo 1" e, avendo superato la soglia del 75% del PIL pro capite della media comunitaria, risulti oggi, pare, più prospera e felice. Dal 2007 al 2013 sono oltre 1,7 i miliardi di € da spendere attraverso il Programma operativo regionale (POR) finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). Nello stesso periodo, attraverso il Programma Operativo co-finanziato dal Fondo Sociale Europeo, verranno programmati in Sardegna oltre 700 milioni di €. A questi vanno aggiunti i circa 161,98 milioni di € programmati attraverso il nuovo Programma Operativo Transfrontaliero Italia - Francia "Marittimo",  nel quadro del nuovo "obiettivo Cooperazione territoriale europea". Le nostre campagne, sempre nello stesso periodo, attraverso il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) beneficeranno di circa 1.565.962.307 €, di cui 551.250.000 € tramite il Fondo Europeo Agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) a cui vanno sommate le risorse programmate nel quadro del FEP (Fondo Europeo per la Pesca). Infine, il ruolo di centralità che la nostra Isola vorrebbe avere nell'Area Mediterranea, verrà stimolato dalla gestione di  ENPI (Strumento Europeo di Vicinato e Partenariato), che  avrà una dotazione complessiva di oltre 173 milioni di euro. Con tanto danaro a disposizione é grande la soddisfazione dei nostri amministratori. Ma a pochi viene il dubbio che il problema non siano i soldi. Infatti, dagli anni 80 (erano i tempi dei cosiddetti Programmi Integrati Mediterranei - PIM) sulla Sardegna si è riversata una marea di danaro europeo e nazionale. Con meno della metà di quei quattrini altre regioni, entrate nell'UE dopo di noi, hanno migliorato sensibilmente il benessere dei propri abitanti. Qui da noi i risultati sono dinanzi agli occhi di tutti(1).

Il danaro non manca ma il malessere aumenta, insieme al nostro PIL.

A QUALI CONDIZIONI?

Competitività, crescita, sviluppo, empowerment. Ecco le parole magiche. Oggi spesso stemperate dall'aggettivo "sostenibile". Parole magiche, sempre alla moda, che la nostra Isola continua imperterrita ad applicare allegramente da decenni, senza cercare di capire se, quelle mode, si adattano alla nostra realtà, alla nostra cultura ed alla nostra mentalità. Una cultura millenaria fatta di silenzio, lentezza, serenità, pace; caratterizzata dal mangiare, dal vivere e dall'abitare sano, in un rapporto armonioso e rispettoso della natura. Le differenze di lingua, di tradizioni e di campanile, anche tra comunità distanti 50 metri l'una dall'altra. Le isole nell'Isola che fanno della Sardegna "quasi un continente". Questi ed altri aspetti come si conciliano con la velocità, il rumore, la corsa, la crescita, la competitività, l'empowerment a tutti i costi, che chi programma le risorse finanziarie per noi ci impone da tanto tempo? Correre, correre, per andare dove? Nessuno lo sa. Nessuno ce lo dice.

Eppure hanno fallito. Un fallimento continuo, dagli anni ottanta ad oggi. Uno spreco vergognoso di risorse pubbliche. La prova provata della concezione meccanicistica della "vecchia economia" che, come una "giostra circolare" costituisce un circolo chiuso che si  autosostiene a discapito di tutto il resto(2).

Ma l'importante, in fondo, è che il PIL aumenti.

PER FARE COSA?

Sviluppare la "società dell'informazione" con particolare attenzione agli aspetti chiave per lo sviluppo del territorio. Sviluppare e migliorare l' inclusione, i servizi sociali, l'istruzione e la Legalità, investendo anche sugli esseri umani considerati un "capitale". Affrontare le problematiche energetiche,  ambientali, culturali e turistiche anche rafforzando le sinergie tra tutela dell'ambiente e la crescita; sviluppare la competitività, puntando soprattutto sulla ricerca, sullo sviluppo tecnologico e sull'innovazione, soprattutto per promuovere lo sviluppo e la competitività del sistema produttivo regionale e far crescere le imprese. Migliorare la competitività del sistema agricolo e forestale nel rispetto della sostenibilità ambientale e della salvaguardia del paesaggio rurale, diversificando l'economia rurale attraverso programmi integrati di sviluppo rurale; investire sui grandi agglomerati urbani, attrattori di sviluppo, di crescita e di sana competizione.....

Nulla di nuovo, insomma. Ripercorrendo le precedenti programmazioni dei fondi strutturali in Sardegna (1994-99, 2000-2006) si assiste ad una noiosa ripetizione degli stessi concetti, conditi oggi con qualche aroma di sostenibilità e di considerazione verso la qualità della vita che, soprattutto in ambito rurale, è stata senz'altro quella (illusoria) di pochi astuti politicanti e portaborse che hanno gestito, e gestiscono, le risorse europee in funzione dei loro stipendi. Interessante per l'Isola l'opportunità che si è presentata attraverso ENPI (European Neighbourhood and Partnership Instrument). Senza scendere nel merito circa il modo in cui la nostra amministrazione ha programmato quelle risorse, è importante sottolineare che questo programma dovrebbe operare soprattutto in un'ottica di cooperazione e di "trasferimento di competenze" e di "buone prassi" dai paesi "più sviluppati" (quelli dell'UE), verso i paesi "meno sviluppati"  dell'altra sponda del Mediterraneo(3),  al fine di promuovere lo sviluppo socio-economico nelle regioni situate su entrambi i versanti comuni. Le buone prassi da trasferire riguarderebbero: lo sviluppo socio-economico ed il rafforzamento dei territori; la sostenibilità ambientale a livello di Bacino; migliori condizioni e le modalità di circolazione delle persone, dei beni e dei capitali; il dialogo culturale e la governance (altra parola molto di moda) a livello locale.

Dunque, tanto, tanto danaro per la crescita, lo sviluppo e la competitività. Termini che, ossessivamente, ricorrono non solo nei testi programmatici che ho citato e nei programmi e nei discorsi dei politici ma anche  nell'immaginario degli amministratori locali che, anche nei piccoli e piccolissimi comuni sardi destinati a scomparire, vedono in quelle parole la "cura" per i loro problemi. Ed è così che, un ben attrezzato esercito di consulenti e esperti, ben retribuito e spesso pilotato e guidato dal "continente", continua a seminare sviluppo e competitività laddove, con molta probabilità, non serve a nulla. Si moltiplicano quindi senza tregua i piani strategici a livello comunale e provinciale, i Piani integrati d'Area (PIA), i Progetti integrati territoriali (PIT), i Gruppi di Azione Locale (GAL), ecc...

Il tutto con l'obiettivo principale imprescindibile dell'aumento del PIL!

INTRODURRE ELEMENTI DI DECRESCITA

Sarebbe stato bello poter intervenire "a monte", avendo la possibilità di porre in discussione talune, spesso scellerate, scelte programmatiche. Ma nonostante quello del partenariato sia uno dei principi cardine della Politica di Coesione dell'UE, il coinvolgimento degli interessati (primi fra tutti i cittadini e le cittadine) nelle fasi di elaborazione dei programmi (e, oserei dire, nelle fasi di predisposizione della stessa disciplina che governa il funzionamento dei fondi comunitari(4)) viene da sempre trascurato o vissuto come una inutile e complicata formalità. Non ci resta dunque che intervenire, sommessamente, umilmente ma con determinazione, nel momento in cui la programmazione entra nel vivo della progettazione. E' quello il momento in cui, con l'uscita dei tanto attesi bandi di gara, gli amministratori dei nostri territori (rigorosamente assistiti dal suddetto esercito di "esperti") si mobilitano per presentare i loro progetti "di sviluppo". E' in quel contesto che si producono i danni maggiori ed è in quel contesto che, forse, si può aggiustare qualcosa o accompagnare qualche territorio - amministrato da persone "illuminate" - verso il sentiero della decrescita, del benessere e della felicità dei propri abitanti. Per esperienza, un'operazione non particolarmente complessa della cui utilità non pare difficile convincere gli amministratori, è quella di iniziare a prendere in considerazione, nei propri piani di sviluppo, non più solamente l'aumento del PIL ma altri indicatori che siano effettivamente in grado di misurare la concretezza e l'efficacia degli interventi progettati, in termini di miglioramento effettivo del benessere e della felicità delle persone(5).

PROPOSTE

Sono tanti, per fortuna, i giovani in gamba e ben preparati sensibili ed in grado di gestire e applicare queste tematiche. Si tratta di organizzarsi ed iniziare, con un approccio timido, umile e silenzioso - ma allo stesso tempo concreto, determinato ed efficace - a diffondere il discorso sulla Decrescita e ad insinuarlo nei processi  di sviluppo che si attiveranno in Sardegna attraverso la nuova programmazione. Si tratta, in sostanza, di spingere affinché la Sardegna, affrancandosi anche dagli schemi programmatici imposti dall'alto, re-inventi il proprio futuro e, diventando finalmente protagonista, si organizzi in vero e proprio LABORATORIO DELLA DECRESCITA. Qui la si potrà sperimentare, trasferendovi le numerose "buone prassi" già avviate in altre parti del mondo, riscoprendo e valorizzando quelle che la nostra stessa cultura ci ha regalato nei secoli e creandone di nuove, applicandole nei nostri territori anche al fine di dimostrare che la Decrescita funziona! Per far questo è auspicabile che, anche qui in Sardegna, venga creata una RETE PER LA DECRESCITA. Un bel gruppetto di persone ha iniziato a lavorarci e presto sarà pronta una bozza di statuto. Chi è interessato/a si faccia vivo.

PS: il discorso che ho fatto non vale solo per la Sardegna ma, ritengo, per l'intero Mezzogiorno.


 


(1) Peraltro mirabilmente riassunti nello stesso POR FESR 2007-2013: "La situazione che emerge dalla suddetta analisi può essere così sintetizzata: - una popolazione di dimensioni limitate che presenta saldi naturali negativi compensati però da positivi saldi migratori e caratterizzata da una elevata concentrazione nella fascia d'età comprese tra i 24 e i 44 anni; - il livello di qualità della vita in alcune aree della comunità regionale è caratterizzato da tassi di povertà elevati, da problemi di legalità - presenti soprattutto nelle aree interne - che ostacolano lo sviluppo economico, da difficoltà nel mercato del lavoro che potrebbero creare ulteriori fenomeni di marginalità, di disagio sociale e di emigrazione giovanile; - la bassa densità demografica, l'inadeguatezza della rete viaria, la limitata presenza di grandi agglomerati urbani ed il modello insediativo diffuso, caratteristico della regione, rendono problematica l'organizzazione di un sistema di servizi efficienti sul territorio, generando maggiori costi sia per i servizi socio-sanitari che per l'istruzione, determinando costi crescenti nell'organizzazione dei servizi alla popolazione e, in talune aree, anche dei servizi per il sistema produttivo; - la struttura del mercato del lavoro presenta tassi elevati di disoccupazione, in particolare della componente giovanile e femminile, e nel contempo tassi di attività e di occupazione più bassi rispetto alla media italiana, anche se lievemente superiori a quelli delle altre regioni del Mezzogiorno; - il mancato consolidamento del sistema produttivo regionale, alla luce dei processi di integrazione, globalizzazione e internazionalizzazione.....; - la capacità di innovare del sistema produttivo regionale nel suo insieme risulta modesta sia per le limitate dimensioni della popolazione presente e del sistema economico che per la forte presenza di piccole e medie imprese non sempre pronte a cogliere le potenzialità della ricerca e dell'innovazione; va tuttavia rilevato che la presenza e la crescita della struttura universitaria regionale e di alcuni centri di eccellenza possono concorrere al conseguimento di significativi risultati. .....; - una dotazione infrastrutturale (stradale e ferroviaria) ancora inadeguata, che rappresenta un vero e proprio nodo che tuttora condiziona le prospettive di sviluppo, penalizzando la circolazione delle persone e delle merci. Il sistema territoriale regionale nei confronti delle altre regioni europee appare fortemente carente, sia per ciò che attiene la maglia viaria fondamentale (gli importanti interventi avviati nella precedente fase di programmazione non sono ancora completati), sia per quanto riguarda la rete complementare di servizio alla costa e ai territori più interni; - lo scarso sviluppo di economie legate all'ambiente (valorizzazione delle risorse naturali) a fronte di un ampio fabbisogno di interventi nel sistema ambientale regionale, sia per tutelare che per ripristinare le valenze minacciate da eventi naturali e da altre calamità (dissesti idrogeologici)".

(2) Si tratta del pensiero  di Georgescu-Roegen ben illustrato da Mauro Bonaiuti (2001) e ripreso da Gianfranco Bottazzi, Sviluppo e sottosviluppo, Aisara 2007.

 

(3) Considerando principalmente dati quali: il divario significativo in relazione al PIL tra i Paesi della sponda Nord e Sud del Mediterraneo (nel 2006 i Paesi mediterranei dell'UE hanno contribuito al 75% dell'intero PIL dell'area); oppure:  nel 2006, la zona di cooperazione ha registrato una tendenza alla crescita economica nei Paesi partner mediterranei intorno al 5%...

 

(4) La Commissione europea ha avviato di recente il dibattito sul futuro della Politica di coesione e dei fondi strutturali per il periodo dal 2013 in poi (Regioni in crescita, Europa in crescita). Il dibattito sull'attuale periodo di programmazione, che ha visto ancora una volta la nostra Isola del tutto assente, è stato avviato nel 2001.

(5) Vedasi al riguardo la mia nota in: http://ue_sviluppolocale.blog.tiscali.it//PIL_BIL_1866433.shtml

Informazioni aggiuntive